Sono un forte sostenitore della cultura dei dati in azienda come unico mezzo per trasformare davvero un business mettendo al centro il digitale: benvenuto nel viaggio verso la data literacy.

La classica domanda di molti imprenditori:

Ma qual’è il ROI del digitale, specie nella formazione ?

Io di solito rispondo con un’immagine, ecco a voi il ROI del digitale:

data literacy vs non data literacy
STORE TRADZIONALE
data literacy vs non data literacy
AMAZON

Della serie: no, non basta avere un e-commerce per essere un’azienda digital !

La cultura aziendale è un processo che cambia lentamente con costanti investimenti in formazione, educazione e valori.

Il problema è proprio questo: investire a lungo termine senza aspettarsi risultati immediati.

La trasformazione digitale è un progetto che si gioca piccola vittoria dopo piccola vittoria per trasmettere quel clima di fiducia e apertura verso il potenziale della tecnolgia.

In questo approfondimento i 5 passi per portare data literacy nella tua azienda e di come non ci siano alternative se volgiamo fare business nel 21^ secolo.

1) La formazione è l’arma segreta per la trasformazione digitale (ecco perchè)

Moltissimi sono convinti che la digital transaformation sia un problema di digital.

Niente di più lontano dalla realtà.

La digita transformation è prima di tutto un problema culturale che può essere combattuto con la formazione e subito dopo un problema strategico.

Le aziende che hanno una strategia digitale efficace sono le stesse che hanno una startegia efficace.

Il 70% dei progetti digitali fallisce perchè non si ha la disciplina si definire con rigore obiettivi strategici e SMART questions e tenereli sott’occhio nella scelta della tecnologia.

Ma torniamo alla formazione.

La formazione è magica perchè apre gli occhi su aspetti e applicazioni prima impensabili per chi è abituato a lavorare da anni nello stesso settore.

Grazie ad essa è possibile portare alla luce soluzioni e modi di pensare al proprio business del tutto inediti a quello che facciamo giorno dopo giorno.

Un impiegato che lavora in una banca d’affari probabilmente non si immagina nemmeno che AI e automazione sono ora in grado di lavorare su documenti non strutturati e trascrivere i dati dei clienti dal PDF al CRM

Un imprenditore agricolo difficilmente si rende conto che applicando sensori alle sue macchine è possibile ridurre il fermo macchina, diminuire i costi di manutenzione e non rischiare comunque il default

Un manager di un supermercato , abituato per 20 anni ad allestire le vetrine seguendo esclusivamente le direzione dall’alto, non pensa che sia possibile testare la loro efficacia come se fosse un e-commerce aumentando le vendite.

Per questo ad ogni nuovo cliente proprongo per prima cosa la formazione.

Per insegnarli a prendere decisioni con il digitale e ripensare completamente al modo in cui fa business.

2) Inizia con tante piccole vittorie (DA SUBITO)

Il digitale è un tasto dolente per tutte quelle aziende che faticano a credere alle sue potenzialità e vedono la tecnologia più come una seccatura che un opportunità.

Il segreto è partire in piccolo.

All’inizio abbiamo soltanto bisogno di trasmettere fiducia nelle potenzialità della tecnologia e di quanto sia importante per trasformare in meglio le nostre vite.

Iniziare con progetti lunghi, costosi e complessi è la mossa perfetta per affossare gli sforzi nel digitale.

Quando lavoro con i clienti nella stesura di una data strategy faccio particolare attenzione a creare un ranking degli use cases per fattibilità e valore per questo motivo.

Iniziare da con piccole vittorie (anche se non così importanti per il fatturato) trasmettono all’azienda fiducia e consapevolezza delle potenzialità del dato.

Piccola vittoria dopo piccola vittoria si arriva alla giusta maturazione all’interno dell’azienda per poter spostarci su progetti più complessi e non aspettare un ROI immediato.

3) Digital Transformation = Awareness tecnologica + conoscenza di dominio

La realtà è che big data e intelligenza artificiale sono molto più un problema di business che un problema tecnico.

Le aziende che trarranno maggiore vantaggio nell’uso dei dati saranno proprio quelle che riusciranno a colmare maggiormente il gap tra tecnici e business leader.

Il più grande errore che un’azienda possa fare è tenere lontano ed isolato il reparto data science dall’azienda stessa.

Bisogna creare un dialogo costante tra decision maker ed esperti di analytics.

La data science è un problema estremamente intimo delle aziende, i migliori use cases vengono fuori proprio da chi vive il settore ogni giorno ed è la capacità di ragionare con il digitale.

Un data scientist non può immaginarsi quali problemi un manager possa evere nel suo lavoro quatidiano.

È il manager che deve coltivare la conoscenza tecnologica e individuare quelle le appliccazioni più importanti per poi rivolgersi all’ufficio tecnico e discutere la fattibilità.

Forse un consulente a metà tra il mondo analytics e il mondo strategico è la carta vincente per accelerare questi processo.

4) La data literacy è un processo continuo: impariamo dai giganti della Silicon Valley

Parliamo di Airbnb.

Il colosso delle piattaforme online sa bene quanto sia vitale tenere traccia del comportamento di un cliente da prima visite al momento dell’acquisto.

Lo slogan Data is the voice o our customer la dice lunga sulla cultura di questa società che tra le tante ha saputo arrampicarsi nel difficile business dei viaggi e delle vacanze online.

La compagnia dichiara di avere a disposizione un team di ben 100 world class data scientist ma sa bene che questo non basta.

Airbnb pur essendo data driven fin dalla nascita ha molto a cuore il tema della democratizzazione del dato e sa meglio di tutti quanto questa sfida sia importante per i suoi numerosi collaboratori.

Per questo motivo insieme al data science leader Erin Coffman ha deciso di creare un nuovo percorso di training all’interno dell’azienda stessa chiamato Data University.

Data University is data education for anyone at Airbnb that scales by role and team. Our vision is to empower every employee to make data informed decisions

L’azienda ha preso talmente seriamente la cosa che tiene addirittura traccia dell’andamento dell’evangelizzazione della compagnia attraverso KPI e l’avanzamento dei dipendenti nella cultura del dato creando tre classi di approfondimento distinte.

Questo è solo un piccolo esempio di quanto le compagnie più avanzate del mondo prendano seriamente questo aspetto.

5) Ricorda che NON ci sono alternative

Può sembrare scontato ma non lo è affatto.

Per chiunque abbia dubbi sulle potenzialità del dato e del digitale ricordo sempre le due immagini a inizio articolo ma, ci tengo anche a spiagre il motivo in maniera più precisa.

La digitalizzazione è un hard trend.

Si tratta di una macro-tendenza che sappiano che non può fare altro che accelerare nei prossimi anni.

E la digitalizzazione si collega ad un nuovo nascente hard trend che vive sulla spina dorsale della digitalizzazione: l’evoluzione intelligente di processi, prodotti e servizi.

Non ci sono seconde vie.

Il digitale non distrugge o sostistucice le aziende, semplicmente le aziende che:

…sostituiranno le aziende che hanno sempre lavorato nello stesso modo.

Pensieri finali

Se hai letto fino a questo punto volevo solo rassicurati che sei davanti al 99% dei manager italiani.

Questo 99%, e non sto parlando di piccole e micro imprese, dichiara di fare progetti pazzeschi con il digitale, di avere un ‘Laboratorio AI’ e di lavorare con i big data quando non c’è un ombra di tutto questo.

Per non parlare di strategia.

Spero davvero di averti mostrato che cosa il digitale possa fare, come non ci siano alternative e di come sia necessario iniziare un processo lungo e (non così) doloroso per trasformare in maniera viscerale ogni aspetto della propria compagnia.